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Gli Amici scrivono PDF Stampa E-mail

Chi desiderasse scrivere ad Andrea può invaire una e-mail al seguente indirizzo: Questo indirizzo e-mail è protetto dallo spam bot. Abilita Javascript per vederlo. .

Il contentuto delle lettere verrà pubblicato in questo spazio.

 Roma, 1 marzo 2009

Ciao mi chiamo Thais. Volevo regalarvi alcuni pensieri che Andrea mi ha scritto in 2 lettere molto belle...
 
Vilcabamba 20-Agosto-2008
 
"Sono venuto qui per fare fatica, e non solo fatica fisica,come ho già detto,ma soprattutto nel servire, nel farmi umile, questo deve essere il mio esagerare. Sì anche tirare costa,ma dipende dal sacrificio che sei disposto a fare. Non ci vuole molto, bastano un paio d'ore di lavoro serrato, perchè la testa ti dica "puoi rallentare", il corpo ti dice fermati. Basta uno sguardo ai tuoi ragazzi,però, perchè il cuore ti dica " vai,ce la puoi fare..". Non ha importanza quanto pesa lo zaino,continui a caricarlo finchè i viveri ci stanno, la tua ricompensa sarà il sorriso di una vecchina.. e non importa quant'è distante la paglia per fare un tetto, è molto più bello poterlo regalare ad una signora che non ci vede più e che non saprà nemmeno mai chi sei o che vuoi, perchè non parla nemmeno il castillano. E' come correre incontro a chi ami. Ti manca il fiato, e le gambe, ma corri e non importa altro. "   -Andrea-
 
Vilcabamba 09-Gennaio-2009
 
"Quando ho tempo giro per i caserios, vado da persone a cui l'avevo promesso, per vedere come stanno, di che hanno bisogno...ho una lista che continua ad allungarsi, di persone a cui rifare il tetto o la casa, da chi ha avuto un incendio, a chi si è allagata, a chi non ha il tetto...con la fine della scuola ,molti ragazzi del collegio mi han chiesto lavoro. Economicamente è un po' uno sforzo,ma al tempo stesso è un' ottima occasione per conoscerli,star con loro nel modo più semplice e vero possibile,lavorando per i poveri. Purtroppo non a tutte le cose c'è rimedio. Posso continuare tutte le settimane a portare la legna a Don Alejandro, ma non gli ridaremo nè la possibilità di camminare, nè il figlio che di lui non vuole sentir parlare.Così come ancora non riusciamo ad evitare che un bambino di 3 anni muoia di febbre... quello che succede ci tiene sempre svegli su una cosa, non siamo qui per cambiare il mondo; non importa a quante persone che entrano da questa porta daremo dei viveri, tetto,casa,medicine...ci saranno sempre troppi a cui mancano... siamo qui per imparare ad amare, a regalare, a farci piccoli come loro, nostri fratelli e sorelle, imparare la loro umiltà, il loro coraggio...e poi amare insieme a loro. "    -Andrea-

Foggia, 10 febbraio 2009

Se devo raccontare di Andrea, direi che mi ha sempre colpito per la sua socievolezza e per la cura che aveva nel coltivare i rapporti d’amicizia.

Mi stupiva vederlo destreggiarsi tra i suoi innumerevoli amici, non stancandosi mai di trovare un attimo di tempo per tutti. Mette sempre di buon umore le persone con battute e spiritosaggini e il suo pregio è di non fermarsi alla semplice chiacchierata ma anche di andare al di là, interessarsi a ciò che vive l’amico, dai problemi ai sogni e ai progetti per il futuro.

Andrea si dedica anima e corpo agli amici, così quando lo immagino in Perù con i ragazzi dell’Oratorio o con gli operai, quasi sempre giovani padri di famiglia, vedo una persona disponibile, attenta ai bisogni e preoccupata per le loro vite. Mi intenerisco quando parla dei più piccoli, a cui sente di dover qualcosa di più importante delle varie attività caritatevoli della missione, ovvero essere un esempio di bontà nella vita di ogni giorno.

Infatti nonostante la vita peruviana sia dura e precaria, Andrea prova a dimostrare che si può regalare ancora con il lavoro gratuito, con tutto se stessi, insomma imparando ad amare.

Quindi, già in Italia, mi metteva in discussione per il suo essere concreto e chiaro nelle cose che si “proclamano” con le parole: ora so che anche in missione sta vivendo questa voglia di radicalità.

Andrea è sempre stato un ragazzo deciso che non ha mai vissuto tiepidamente…

Per me è un amico speciale.

Sono contenta che sia in Perù, sono convinta che stia aiutando tanti sfortunati non solo con le mani ma soprattutto con il suo modo di fare.

Prima di partire ha coinvolto tante persone e anche ora che è in missione riesce a raccontare e trasmettere ciò che di più profondo sta vivendo. E’ un’avventura che vale la pena di vivere e di seguire.

Penso proprio che se tante persone decideranno di sostenerlo con questo progetto, gli daranno un’ ulteriore occasione per sognare di più dietro la voglia di aiutare i poveri.

Sabrina 

Foggia, 9 febbraio 2009

Pensando ad Andrea mi viene subito alla mente che è una di quelle persone che mi ha sempre messa in discussione:mostrandomi  il suo desiderare di vivere le cose fino in fondo.Crescendogli accanto,in questi ultimi quattro anni,ho sempre avuto l'esempio di come si possa riuscire a non accontentarsi dei propri limiti,soprattutto caratteriali,imparando,anzi,a farsi scombussolare dagli altri (gli amici,i poveri),proprio per non restare a metà (nel fare la carità come nel costruire rapporti di amicizia veri e profondi.)anche se questo a volte può costare sacrificio.
In lui ho trovato un amico attento che con il sorriso riesce a rivoluzionarti e a tirarti su,energicamente,dalle difficoltà.
Solo guardando la sua vita si può capire meglio di lui e della forza che mette nel provare a dare un senso ad ogni giornata.
Per questo non mi viene difficile immaginare quanto stia provando a regalare (ai ragazzi,ai poveri che sono a Vilcabamba) e di come sicuramente possa farlo contento sapere che ci sono persone generose che gli permetteranno,attraverso questo progetto, di aiutare ancora di più.
                                 
                                                                                                     Chiara

 

 

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